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venerdì, ottobre 30

Oltre il delirio del potere


Esistere fuori dal tempo, una casetta isolata, alle pendici del monte, guardando il sole che di primo mattino ancora sa di calore.
Uno studio, con migliaia di libri, un camino, il rumore delle foglie e il colore vivo dell'erba.
Cataste di legna da bruciare e il silenzio della Madre che, scandendo il ritmo del suo invecchiare, dà vita ai fiori.
La musica di un pianoforte che suona alta, ricomprendo l'attesa dell'Infinito.

Lontana dalla dimensione utilitarista del potere, dalle nefandezze della politica che mercifica sè stessa, e si svende, ubbidendo seria e cortese a interessi cortigiani e regali.
Lontana dal branco di diabolici diavoli senza anima, arrovellati negli ingranaggi del calcolo e della miseria morale, che negano gli ideali sospiri della politica, relegandola a strumento attraverso cui esercitare la propria gloria.
Lontana dai paggi che, asserviti al re, compiacciono le sue gesta, come bestie ammaestrate, eseguendo gli ordini con lo sguardo vuoto di chi, scarnificato di pensiero e sostanza, non sa capire.
Vizi striscianti, scavano i pavimenti dei palazzi rincorrendosi tra sussulti goduti e giochi proibiti senza morale, nè pubblica decenza.
Ombre silenti di pagliacci senza parrucca nè trucco giocano al gioco della politica svilendo la natura dello stato e annientando il Credo dei nostri padri, e prima di loro dei nostri nonni, che hanno lottato per la Libertà.

Vorrei essere in quella casetta isolata,
il più distante possibile dai compromessi e dalle servitù,
per riposarmi,
lontana dal disgusto, oltre il delirio del potere.

giovedì, ottobre 29

Addio, mondi virtuali!

Breve Intro.
Tratto dal forum di Second Life.
(Aiut! Oggi ho la parlantina!)



L'ho messa a fuoco in questi giorni, era un pò che mi ronzava nella testa senza riuscire a darle forma.

Vaffanculo a tutte quelle persone che andandosene dal forum e/o da Second Life, perchè han considerato esaurita la loro emivita virtuale, oggi si sentono nel cuore la superiorità morale dell'essersene andati.
Quello stesso senso di superiorità condito di compassione (critica) che può provare un accanito fumatore che ha smesso di fumare mentre osserva un fumatore accanito accendersi una sigaretta dietro l'altra, non riuscendo a nascondere il sorrisetto beffardo perchè lui ci è riuscito.
Il gioco degli specchi riflessi e il confronto al ribasso non sempre sono attendibili rivelatori della propria condizione esistenziale e guardare gli altri vedendoci dentro la propria antica miseria, può anche non essere un metro valido per tirare delle somme.
Le ragioni per le quali si approda al metaverso, sono una enormità e vanno dallo spirito ludico, al bisogno di rifugiarsi e/o di scoprirsi un pò di più, al fascino per lo strumento virtuale, alle due chiacchiere, alla casualità, al cercare un posto dove poter dare vita all'immaginazione, con una gigantesca possibilità di sfumature più o meno intermedie.
E anche le ragioni per le quali si resta sono le stesse, anche se nel tempo potrebbero mutare, accompagnate da una evoluzione o involuzione della persona, o a volte da nessuna delle due.
L'equilibrio è il metro-interiore rivelatore dei propri disequilibri e se l'aver abbandonato un mondo virtuale è stato ciò che vi ha fatto ritrovare il vostro karma, forse, e dico forse, è il caso di riflettere un pò più approfonditamente su voi stessi.

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martedì, ottobre 27

Ortopedia è...

Ortopedia è...

  1. soporifera
  2. falegnameria rudimentale
  3. una disciplina priva di poesia
  4. terribilmente noiosa
Ma soprattutto ho un professore il cui cognome...fa rima con "one".

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domenica, ottobre 25

Adesso tocca a voi



Per quanto l'abbia considerato valido, e in linea generale apprezzi la rubrica 'Invece' del quotidiano l'Unità scritta dal direttore, non ero troppo concorde con il pezzo dell'altro ieri pubblicato dopo le prime dichiarazioni di Marrazzo (
Al pubblico pagante).
I troppo pochi e contraddittori elementi emersi sull'inchiesta lì per lì hanno confuso un pò le acque , per questo, secondo me, prima di ipotizzare precisi scenari collocandoli in quadri effettivamente esistenti, sarebbe risultata opportuna un pò
più prudenza.
Tuttavia, con il pezzo di oggi si, il cerchio si chiude e mi trova assolutamente d'accordo sia nell'analisi che nelle valutazioni conclusive.


Adesso tocca a voi
Sarebbe bello poter dire: adesso ci aspettiamo che chi ha colpe peggiori faccia altrettanto. Non accadrà. Là risolvono il caso dicendo «non sono un santo», poi continuano a governare con le barzellette: almeno a noi piacciono le donne, e tutti a ridere. C'è davvero pochissimo da ridere, cari signori sedotti dal dongiovannismo di palazzo, cari squallidi mercanti di ragazze da offrire insieme a un cocktail in cambio di affari, ragazze per favorire intese economiche, benefit per il dopo cena a spese della ditta, ragazze da ridurre alla prostituzione del sottobosco della politica, sesso senile in cambio di una comparsata in tv, un posto di lavoro, seggi in consiglio comunale in parlamento a Strasburgo e anche di più. D'Addario candidata, ricordate?

Piero Marrazzo si è sospeso dall'incarico a 24 ore dallo scandalo che lo ha coinvolto. Ha sollevato se stesso e la sua parte politica dal gioco fetido del confronto, subito difatti alimentato da destra: tutti uguali, no? No, non esattamente. Marrazzo non ha fatto delle sue debolezze private una merce di scambio con posizioni pubbliche: non ha nominato senatori i suoi cavalli, né assessori i suoi compagni di serata. Non li ha portati con sé nelle visite ufficiali offrendoli a colleghi pari grado, non ha dirottato su imprevisti scali i voli di stato per portarli con sè scortati da forze pubbliche dell'ordine, non ha istituito scuole di politica coinvolgendo ministri della repubblica per renderli presentabili in politica. Questo fa un despota che abbia una concezione padronale dello stato oltrechè un'idea da "utilizzatore finale" delle persone in stato di soggezione, le donne in cima alla lista ma non è molto diverso l'utilizzo che fa dei suoi dipendenti, uomini o donne che siano, la prostituzione non è solo dei corpi. Marrazzo frequentava transessuali, è stato ricattato da quattro carabinieri che lo hanno sorpreso e filmato, non ha denunciato il ricatto. Ha sbagliato tre volte: per ingenuità, le «debolezze private» di questi tempi si pagano carissime e conviene astenersene. Per paura e per vergogna, l'ipocrisia corrente rende complicato rivelare le proprie inclinazioni sessuali: avrebbe potuto parlarne pubblicamente ma certo la famiglia, le bambine. Ha sbagliato più di tutto a sottostare al ricatto per tutto questo tempo e infine a mentire. Lo abbiamo scritto ieri qui: avrebbe dovuto dire subito "sono sotto estorsione, denuncio i fatti". È questo l'errore - l'unico dei tre - che gli impedisce di proseguire nel mandato. Un uomo pubblico non può essere soggetto a ricatto: né di una prostituta, né di un servizio segreto, né di un carabiniere. Un uomo pubblico ricattabile è debole, costretto a pagare per difendersi, a corrompere e corrompersi. Infine: il sesso a pagamento è ben triste, sempre. Comprare favori - sfruttare chi è ridotto a far mercato di sè - rende più miseri, non più potenti. L'autosospensione è la premessa delle dimissioni. Ci auguriamo che, compatibilmente con il funzionamento della Regione, non si debba attendere a lungo. Oggi è una bella giornata, dobbiamo rendere onore a Marrazzo: è il giorno di rivendicare la differenza ed esserne orgogliosi. Dimettetevi anche voi se ne siete capaci. Essere eletti non sottrae nessuno alla giustizia: dimettetevi e fatevi giudicare. Noi andiamo a votare. Buona domenica. da l'Unità, Concita De Gregorio

sabato, ottobre 24

Monet



Vivo così, in un cazzo di quadro impressionistico di Monet,
sbiadita nella forma, esaltata nei colori,
in deleterea alternanza tra il tentativo di comprendere l'universo
e l'incontenibile istinto di mandarlo a farsi fottere.

giovedì, ottobre 15

Se la Dignità avesse un volto



L'enorme dignità di una precaria siciliana,
l'umanità venduta e svenduta all'ignoranza,
la ricerca di una identità che non affondi le sue radici nella mercificazione e nella mortificazione,
il dolore per una integrità devastata.

Per chi ha dei figli, per chi non ce li ha,
per chi non ha un lavoro, per chi un lavoro ce l'ha,
per chi, ancora, ha dentro il bisogno di guardare al mondo e credere in un futuro.

martedì, ottobre 6

Una Terapista Occupazionale all'Università di Pisa

In supremae dignitatis

Sono andata a lezione e l'aula era deserta.
Nè professori nè studenti.

Eppure l'orario lasciava pochi dubbi:

14.00 - 15.30
Aula PS2
Tecn . di riabilitazione medica e chirurgica propedeutiche alla T.O.

15.40 - 17.15
Aula PS2
Educazione alimentare

Inizia un rimpallo tra aula C e aula PS2 (in bicicletta).
Busso in segreteria di facoltà dove abbozzano un timido "siamo chiusi".


(io e la segreteria ci conosciamo abbastanza bene)

Io: "Lo so, buongiorno, ma mi scusi, i terapisti classe SNT/2 dove sono finiti?"
Lei: "Aspetta che controllo l'orario...dunque...dovrebbero essere in aula PS2"
Io: "Esatto, ma non ci sono."
Lei: "Come non ci sono?!?"
Io: "No, non ci sono e non c'è nemmeno il professore".
Lei: "Non è possibile"
Io: "Dato che voi non siete informati, suppongo che il professore si sia accordato, probabilmente ieri, direttamente con gli studenti su un cambio di orario SENZA comunicarlo alla segreteria"
Lei: "Siamo alle solite"
Io: "Appunto."

Segue un lungo discorso, parte del quale finirà nella lettera che sto preparando per il Presidente del Corso di Laurea.

Strano direte voi.
Assolutamente no.
Normalissima - almeno quanto patetica - amministrazione.

Così patetica da aver strutturato un sistema per cui le comunicazioni interne a un corso universitario riguardanti organizzazione e natura dello stesso - mi riferisco a appelli, programmi, ricevimenti, spostamenti di orario - passino regolarmente da studente a studente attraverso un tam tam - tipo comare di paese - anzichè tramite comunicazioni ufficiali (segreteria, affissione in bacheca) degne di una istituzione pubblica.

Così patetico da obbligare gli studenti a organizzarsi in proprio (hanno tutta la mia solidarietà) creando per esempio una pagina internet dove scambiarsi le informazioni per tamponare le enormi lacune organizzative e informative del corso di laurea del quale pagano regolarmente le tasse finendo per fare oltre che gli studenti anche i tutor ai più giovani, i segretari per orari e comunicazioni interne, gli assistenti dei professori per prenotazione aule e raccolta liste per gli appelli.
Sperando che vogliano completare il quadro armandosi anche di scopa e paletta a fine lezione.

Così patetico da far sì che gli studenti non dispongano, per la stragrande maggioranza dei moduli, nemmeno delle date di appello, che secondo regolamento di ateneo dovrebbero essere 1°) almeno CINQUE
all'anno senza contare le prove in itinere 2°) comunicate con almeno NOVANTA giorni di anticipo (come da regolamento di ateneo, Art. 6) negando, di fatto, allo studente la possibilità di organizzarsi un maledetto piano di studi
Pianificazione che, come si sa è per uno studente - figuriamoci poi per di più se lavoratore come la sottoscritta -
fondamentale per una lineare progressione negli studi.
Assenza questa che crea una discrepanza enorme tra la figura dello studente del corso di terapia occupazionale e quello di altri corsi più strutturati che, con una maggiore organizzazione, dimostrano anche un maggiore rispetto verso la persona dello studente.

Ed è così che è iniziato il mio anno accademico tra una lezione persa e l'applicazione
del solito rodato "sistema ad minchiam" per la pianificazione degli esami.

Il solito vecchio monotono sistema tragi-comico dell'umma a umma all'italiana, degno, purtroppo, dell'istituzione pubblica che rappresenta.

giovedì, settembre 24

Mal comune mezzo gaudio



=> Disclaimer:

  1. Segue un inizio di telefonata tra me e mia mamma.
  2. Il tutto si è svolto ieri mattina.
  3. Mia mamma avrà usato nella sua vita dieci espressioni volgari.


MammaAnna: Pronto?


Io (scandendo): P o r c a M i s e r i a!

MammaAnna (scandendo): P o r c a V a c c a!


Io: Hai visto Linea Notte ieri sera?!


MammaAnna (scandendo): P o r c a M i s e r i a!

Io (scandendo): P o r c a V a c c a!



Morale: perchè una morale c'è sempre. Ed è questa:




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mercoledì, settembre 23

Il Fatto Quotidiano

Email inviata a la redazione de "Il Fatto Quotidiano".

Sito (temporaneo) di riferimento:
=> L'antefatto, il Blog del Il Fatto Quotidiano.

Buongiorno redazione,

questa mattina tra le otto e le nove del mattino ho provato a cercarvi in UNDICI edicole, ma non ho avuto fortuna: in tutte, le copie de Il Fatto erano esaurite.
Uno degli edicolanti alla mia richiesta ha esclamato "ma quanti siete stamani a chiedermelo?!"
In altre due edicole ho invece incontrato altri che come me erano alla disperata ricerca di una copia e ci siamo scambiati un sorriso e informazioni sulle edicole che vi avevano esaurito.
In un'altra ancora, invece, un lettore riuscito ad accaparrarsi l'ultima copia disponibile leggeva Il Fatto ad un gruppetto di tre-quattro persone che nel frattempo erano arrivate in cerca di una copia.

Ho prenotato l'abbonamento e lo perfezionerò non appena ci sarà la possibilità dei coupon, nel frattempo da domani mi sono organizzata "prenotandovi" al mio edicolante di fiducia e pentendomi per essere stata ingenua e non avergli detto, ieri, di conservarmene, oggi, una copia.

Questa email solo per dirvi che questa mattina avrei voluto leggervi.
Buon lavoro a tutti.

A. T
.

mercoledì, settembre 16

Chi bussa a Porta a Porta?


"C'è poco da commentare sulla puntata di "Porta a Porta" di ieri sera.
Bisogna passare ai fatti.
Registrare tutto e inviarlo al resto del mondo, via Internet, con una sola parola d'accompagnamento: "aiuto!""


Tratto dall'editoriale di Curzio Maltese oggi su Repubblica.it

venerdì, maggio 1

Se Veronica diventa preda


di ADRIANO SOFRI


Gentile Silvio B., le dirò alcune cose sincere, da uomo a uomo. Noi uomini non siamo abituati a dirle, e tanto meno ad ascoltarle. Vale per quasi tutti noi, non solo per i bugiardi più spericolati come lei. Noi (con qualche rarissima eccezione: ci sono anche uomini davvero nobili d'animo, ma non ci riguarda) sappiamo bene di che porcherie si tratti, sia che le pratichiamo, come lei ostenta di fare, sia che ci rinunciamo, perché abbiamo imparato a vergognarcene, o semplicemente perché non abbiamo il fisico. Lo sa lei, lo so io.

Mi hanno raccomandato di non perdermi i giornali a lei vicini: non li ho persi. Ho scorso gli editoriali, ho guardato le fotografie. Sa che cosa ho pensato? No, non che mi trovavo di fronte a qualche colonna infame, questo era ovvio, l'ha pensato chiunque. Ho guardato le fotografie - una giovane donna, un'attrice, che si scopre il seno - e mi sono chiesto come sia stato possibile che una giovane donna così bella dedicasse la propria vita a uno come lei. E' successo anche a me, mi interrogo anch'io: come sia possibile che giovani donne così belle e intelligenti dedichino la propria vita a uomini come noi. Naturalmente, un po' lo sappiamo come succede. Che carte abbiamo in mano, per barare.

Siamo volgari abbastanza per riconoscere la reciproca volgarità. Semplicemente, ci teniamo a bada un po' di più di quanto faccia lei. Dicono tutti che gli italiani la invidiino. Sinceramente, nemmeno a questo credo. La guardo, dalla testa ai piedi, e non ci credo. Gli italiani hanno, come tanti maschi del mondo, un problema con la caduta dei capelli. Ma sanno bene che la sua non è la soluzione. Lei stesso lo sa, e non deve farsi troppe illusioni. Il cosiddetto populismo è traditore. Uno crede di aver sostituito ai cittadini un popolo, al popolo un pubblico, al pubblico una plebe: ed ecco, proprio mentre passa sotto l'arco di trionfo del suo impero di cartapesta e lancia gettoni d'oro, parte un solo fischio, e la plebe d'un tratto si rivolta e lo precipita nel fango.

L'Italia è il paese di Maramaldo, e io non voglio maramaldeggiare su lei: benché sia ora di rovesciare le parti di quel vecchio scurrile episodio, e avvertire, dal suolo su cui si giace, al prepotente che gl'incombe sopra che è un uomo morto. Noi c'intendiamo: abbiamo gli stessi trucchi, dimissionari o no, pentiti o no. Siamo capaci di molto. Di esibire le nostre liste alle europee, e vantarcene: "Dove sono le famigerate veline?" dopo aver fatto fare le ore piccole ai nostri esasperati luogotenenti a depennare capigliature bionde. Di dire: "La signora" (non so se lei ci metterebbe la maiuscola: fino a questa introspezione non arrivo), sapendo che la signora di noi sa tutto, e anche delle liste elettorali prima della purga. Magari la signora la lascerà, finalmente, e lei le scioglierà addosso la muta dei suoi cani. Diventerà la loro preda prediletta. Ma nel Parlamento Europeo (le maiuscole ce le metto io: un tocco di solennità non fa male) ci si ricorderà di Veronica. Capaci perfino di chiamare "maleodoranti e malvestite" le deputate dell'altro schieramento: ci ho pensato, e le dirò che almeno a questo non credo che avrei saputo spingermi. In fondo lei è fortunato: le circostanze le permetteranno fino alla fine di restare soprattutto un poveruomo desideroso di essere vezzeggiato e invidiato e lusingato da ammiccamenti e colpi di gomito dei suoi sudditi, a Palazzo Chigi o sul prossimo colle, mentre padri di famiglia minacciano di darsi fuoco perché la loro bellissima bambina non è stata candidata, e vanno via contenti con la sua camicia di ricambio. In altre circostanze avrebbero potuto succederle cose terribili.

Nel giro d'anni in cui lei e io nascevamo morirono chiusi in due distanti manicomii, perfettamente sani di mente, la signora Ida Dalser e suo figlio Benitino, che facevano ombra al capo del governo. Allora lo Stato era più efficiente di oggi, e misero mano a quella soluzione medici, infermieri, direttori di ospedali, questori, prefetti, commissari di polizia, segretari di fiducia. Altro che lo scherzo delle belle ragazze nelle liste elettorali. Dipende tutto dall'anagrafe.

Per ora molti italiani (e anche parecchie italiane: le è riuscito il gioco di far passare la cosa come una rivalità fra giovani e belle e attempate e risentite) ricantano ancora il vecchio ritornello: "Tra moglie e marito...". Di tutti i vizi nostri, quello è il peggiore. E' la incrollabile Protezione civile dei panni sporchi da tenere sporchi in famiglia, delle botte e delle violenze a mogli e bambini, delle malefatte di padri spirituali al segreto del confessionale, fino a esploderci nelle mani quando il delitto d'onore appena cancellato dal nostro codice si ripresenta nelle figlia ammazzata in nome di qualche sharia. Non mettere il dito: no, a condizione che non si sentano pianti troppo forti uscire dalle pareti domestiche. O, anche quando la casa è così ricca e i muri così spessi, non sia la moglie a far sapere che cosa pensa. Che né il denaro né il soffio della Storia (Dio ci perdoni) le basta a tacere il suo disgusto.

Invidiarla, gentile presidente? Mah. Ammetterò che, reietto come sono, una tentazione l'ho avuta. Non mi dispiacerebbe avere un ruolo importante nell'Italia pubblica di oggi, per le nuove opportunità che si offrono a chi sappia pensare in grande. E' da quando ero bambino che desidero fare cavallo uno dei miei senatori.

sabato, settembre 13

Uno squallidissimo copione scopiazzato

Scritto in data 30 agosto.
Perchè una donna vive di intuizioni ovvie.

*

Auto-censurato in data 7 settembre.
Perchè le intuizioni ovvie, non è detto che siano veritiere.


*

Ripubblicato in data 16 settembre.
Perchè le intuizioni ovvie che non siano veritiere non è detto che non possano essere verosimili;
possono essere
cioè intuizioni incorrette nella forma, ma mai nella sostanza.

*

Anche se oggi scriverei quanto ho scritto in modo molto diverso.
Perchè oggi non c'è risentimento, solo indifferenza.
Ma d'altra parte anche questo post, per quanto scomodo,
è un pezzo di storia delle mie inesauribili cazzate.

Però per oggi basta parole. Forse domani.

*


Sottotitolo: quaterna emotiva.

Come se non bastasse.
Quando davvero non credevi che fosse possibile.
Quando quella era l'ultima cosa che potevi aspettarti.
Di nuovo.
Osservare in silenzio il
ripetersi dello stesso, ciclico, prevedibile, identico e squallido copione di fugaci e patetiche
emozioni che si inseguono, finchè durano.

lunedì, luglio 28

L'oppio delle Idee

Quando i venti soffiano nella direzione dell'assolutismo e dell'omologazione dell'opinione, la speranza è che si affacci prepotente nel cuore dell'individuo il bisogno di sincerarsi di sè stesso.

Ed è così che si riversò nei giorni dell'uomo il bisogno della rivoluzione.

lunedì, luglio 7

Mi sono fatto da solo!


Erano gli anni cinquanta
andavo alla Standa insieme a mammà,
mi apparve un Angelo e disse
"tuo tutto questo un bel giorno sarà".

Tornato a casa nel bagno
ebbi un altro segno del Fato Creator,
la mano prese lo spunto
e mi trovai unto da nostro Signor.


Mi sono fatto da solo
sull'elicottero volo,
ma non disdegno la nave
ricordo soave della gioventù.

Mi sono fatto da solo
mi sono alzato dal suolo,
mi sono fatto i cartelli
con tutti i capelli che ormai non ho più.


Anni sessanta moderni
allestivo gli esterni del mio colossal,
ma con cinque o sei palazzine
non potevo neanche comprarmi la Spal.

Sui ponti delle crociere passavo le sere
a cantar la 'vie en rose',
Marcello sotto la coppola diceva
"minghia ie' nostra stà coosa".


Mi sono fatto da solo
sull'elicottero volo,
ma non disdegno la nave
ricordo soave della gioventù.

Mi sono fatto da solo
mi sono alzato dal suolo,
mi sono fatto i cartelli
con tutti i capelli che ormai non ho più.


Un murator venerabile disse
"sei abile vieni tra i miei,
ecco il cappuccio e la tessera numero
uno otto uno sei".

Poi anni di trucchi e di inganni
indicibili affanni, ma niente di che
davo una mano a Bettino
ospitavo mafiosi pagavo Lacchè.


Mi sono fatto da solo
sull'elicottero volo,
ma non schifo il motoscafo
da cui mangio a sbafo facendo l'off-shore.

Mi sono fatto da solo
mi sono alzato dal suolo,
mi sono fatto 6 reti
tra trucchi e decreti da grande editor!


Regalo immagini e suoni
e tutti li tengo buoni,
ho dato un posto importanto a ogni brigante
che mente per me.

Mi son comprato un paese
di gente che fa le spese
e và al lavoro contento
sognando villazze e pensioni da re!

E ora che sono il padrone
di questa nazione comando il vapor,
ho sistemato i mie conti
c'è un branco di tonti che mi crede ancor
se dico che..


mi sono fatto da solo
sull'elicottero volo
ma non disdegno la nave
ricordo soave della gioventù!

Mi sono fatto da solo
mi sono alzato dal suolo,
mi sono fatto i cartelli
con tutti i capelli che ormai non ho più!

Mi sono fatto da solo
sull'elicottero volo,
ma non disdegno la nave
ricordo soave della gioventù!

Mi sono fatto da solo
mi sono alzato dal suolo,
mi sono fatto i cartelli
con tutti i capelli che ormai non ho più!

venerdì, maggio 23

Nada De Nada (Atto IV)

Aggregrazioni spontanee, innaturali e condizionate finiscono per rappresentare idealmente il loro insito scarso principio di umana integrità e di considerazione per la persona.
Si aggregano, come formiche su un gelato caduto, in frenetica cooperazione perchè spinte da un obbiettivo comune: nutrirsi.
Solidali tra loro, si sostengono, leccandosi reciprocamente ferite autoinflitte,
chiacchiericciano in anfratti bui siglando segrete alleanze
ed elaborando maldestre strategie per raggiungere l'obbiettivo:
salvaguardare sè stessi, nella convinzione di essere miseri animali
in estinzione.
Si ascoltano e si comprendono con una pazienza e una devozione capaci di riserbare solo a sè stessi, perchè sè stessi è l'unica dimensione umana che riescono a percepire con chiarezza e in fondo,
è esattamente la ragione di ogni azione che conducono.
Il collante che mantiene apparentemente insieme una massa così eterogenea di individui è l'Alleanza.
Alleanza che ha come bieco obbiettivo la sopravvivenza del singolo, a momento debito, a scapito della coesione, nonchè dell'autenticità umana del gruppo stesso e di tutti quei principi di falsa misericordia su i quali i suoi membri hanno profuso parole di infondata appartenenza.
Singolo che conduce i suoi intenti mascherandoli e orchestrandoli in apparente armonia e sintonia con quella del gruppo, salvo allestire in gran silenzio la prossima carneficina.
Fedeltà al singolo.
Come un direttore dirige un'orchestra priva di strumenti, osservano i loro interlocutori muovere le labbra a rallenatatore, mostrando completa noncuranza per le parole e il pensiero dell'altro. Perchè l'altro non ha la benchè minima importanza, quel che importa è la sopravvivenza del singolo.
La patetica rappresentazione, questa, della famiglia allargata del mulino bianco che fa colazione con una mano sotto al tavolo mentre tiene stretto tra le dita un coltello.
Poi l'obbiettivo viene meno, gli intenti vengono meno e quella che prima era agli occhi di tutti una devota, spontanea e allegra combricola affiatata inzia a frantumarsi, cadere in pezzi e rivelarsi in tutta la sua cruda essenza ipocrita.
Ad ogni giro di pellicola, la deformità assume le sue ambigue forme,
i suoni si fanno gravi e i singoli finiscono per divorarsi a vicenda nelle strade di un borgo storico,
alla luce del giorno.

Disumana dignità.

domenica, maggio 18

Per definizione contraria alla Massa

»Fuori Dal Tunnel (Del Divertimento)«

Sono fuori dal tunnel
del divertimento.
Sono fuori dal tunnel
del divertimento.
Quando esco di casa e mi annoio
sono molto contento.
Quando esco di casa e mi annoio
sono molto più contento.

Di te che spendi stipendi
stipato in posti stupendi
tra culi succubi
su cubi di pittorrendi
succhi brandy e ti stendi
...dandy, non mi comprendi
senti tu non ti offendi
se ti dico che sei trendy!
Prendi me
per esempio
non mi stempio
per un tempio del divertimento
essendo amico di baldambembo
sono un silenzio
che può diventare musica
se rimo sghembo
su qualsiasi tempo
che sfrequenzo.
Collado l'autoradio
nell'auto cauto resto
faccia a faccia
con una focaccia
altro che l'autopasto
capomastro
con validi manovali
ricostruisco
gli argini di una giornata
ai margini della disco
e mi stupisco
quando si uniscono al banchetto
che imbastiscono
che dopo mischiano il brachetto
e non capiscono
com'è che si finisce a parlare
di geeg robot
e delle strade di San Francisco

Sono fuori dal tunnel
del divertimento.
Sono fuori dal tunnel
del divertimento.
Quando esco di casa e mi annoio
sono molto contento.
Quando esco di casa e mi annoio
sono molto più contento.

Mi piace il cinema
e parecchio
per questo mi chiamano vecchio.
E' da giovani
spumarsi e laccarsi davanti allo specchio.
Sono vecchio punto
e prendo spunto
dal tuo unto ciuffo
mi sento stretto
come quando inchiappetto un puffo.

(Ooooo io odio caparezza)

Sbuffo pensando a serate tipo
"del tipo
che facciamo
io ho una tipa di seconda mano
che mi fa
da pub, da disco e da divano".
Sono qua
come una allodola questo è il mio ramo
io
immune al pattume
della tv di costume
in volo senza piume
in un volume di fumetti
sotto il lume
non c'è paragone
basta una birra in fermentazione
e la tipa in fibrillazione
per la nuova posizione
m'attizza la zizza piena
mi delizia la tizia oscena
ho fame e NO problema
se mi sfizia la pizza a cena
serate a tema
bella gente
salame a fette spesse
vhs e se non bastasse
su le casse!

Sono fuori dal tunnel
del divertimento.
Sono fuori dal tunnel
del divertimento.
Quando esco di casa e mi annoio
sono molto contento.
Quando esco di casa e mi annoio
sono molto più contento.

La La La La La La La La La La La

Incontri gli scontri
gli scambi d'opinione
persone che son fatte
di nomi e di cognomi
venghino signori
che qui c'è il vino buono
le pagine del libro
e le melodie del suono
si vive di ricordi
signori
e di giochi
di abbracci sinceri
di pace
e di fuochi
di tutti i momenti
tristi e divertenti
e non di momenti tristemente divertenti.

(Io lo vorrei rifare)

di Caparezza




domenica, maggio 4

Atto III


Piccola donna dal cuore fragile,
la vita ti ha condannato a cercare la sicurezza del tuo io
nell'entusiasmo che ha un uomo quando il frutto del suo piacere scende tra le tue mani.

Hai passato i tuoi giorni gettando te stessa in un buco,
limitandoti a tirare la catenella,
alla disperata ricerca di una interiorità che non possiedi.

Vivi ogni giorno sfuggendo a questa misera condizione
proteggendo te stessa in muri virtuali di cristallo.

Piccola donna dai toni forti, ma dalle immense paure,
spero un giorno la vita ti doni la forza di sconfiggere i tuoi demoni,
donandoti il coraggio di essere la donna che meriti.

venerdì, maggio 2

Atto I

Sul Narcisismo

Freud ha coniato il concetto di narcisismo nel 1914 riferendosi alla condizione per la quale un soggetto indirizza la libido verso sè stesso.

Nel caso degli adulti, il concetto di narcisismo presuppone la coesistenza di tre condizioni:

  • Ipercarica psichica del sè
  • Ipocarica psichica degli oggetti e dell'ambiente
  • Relazione patologica immatura con gli oggetti

Eloquente.

SignoraAnnette

venerdì, aprile 25

Uno riflesso sul presente (Prologo)


Come vermi strisciano cibandosi dei resti della loro ignoranza.
Smaniosi di sentirsi qualcuno, perfettamente consapevoli di non essere niente più di quello che sono.

Piccoli e insignificanti.

Rincorrono parole altisonanti mitigate dalla vuotezza dei contenuti che propongono.

Illusioni del metaverso e del mondo reale, alla disperata ricerca di una identità mai avuta e di un loro posto nel mondo.

Dedicata con affetto.